Il Castello Delle Tre Regine – Mello – Costiera di Cech

IL CASTELLO DELLE TRE REGINE

Un misterioso castello dalle mura di granito si erge lungo la cosiddetta Costiera di Cech in Valtellina:

il suo nome, Domofole o anche Demofole, sembra significasse “Domatore di folle” oppure “Amante del popolo” (dal greco demophilos), in riferimento alla sua funzione difensiva. La fondazione si fa risalire ai Longobardi, ma il primo documento che ne attesta l’esistenza è datato 1023.

Si racconta che il fantasma di una donna vestita di bianco si aggiri la notte nei sotterranei e che a volte la si veda anche all’esterno: chi mai sarà?

Qualcuno dice: la regina longobarda Teodolinda, in pena per non essere riuscita a convertire al Cristianesimo le popolazioni locali, dette poi “Cech” e cioè cieche alla vera fede.

Altri parlano della figlia di Teodolinda, Gundeberga, sposa del re Arioaldo: un innamorato respinto l’accusò falsamente di adulterio col duca di Toscana e cospirazione contro il re suo marito, e solo dopo tre anni di prigionia in questo castello fu appurata la sua innocenza.

Altri ancora identificano invece a Domofole (ma la storia parla del castello di Lierna e della Rocca del Garda) il luogo della prigionia della regina Adelaide di Borgogna, vedova di Lotario II, che Berengario d’Ivrea voleva costringere a sposare il proprio figlio Adalberto; fuggita, sposò poi l’imperatore Ottone I e divenne imperatrice del Sacro Romano Impero; morì nel dicembre dell’anno 999 in un monastero in Alsazia ed è venerata come santa dalla Chiesa cattolica!

Fin qui la leggenda. La storia dice invece che la fortificazione nel XII secolo apparteneva alla potente famiglia comasca dei Vicedomini, e l’anonimo autore del poema “Liber Cumanus” racconta della moglie di Giordano Vicedomini, Madonna Gallizia, che nel bel mezzo della Guerra Decennale tra Como e Milano andò a visitare marito e figli con due snelle imbarcazioni che da Como percorsero tutto il lago e approdarono a Olonio nell”alveo del fiume Adda (anno 1125).

Il castello fu poi distrutto nel 1292 dai Rusconi, ghibellini, poiché i Vicedomini appoggiavano l’altra grande famiglia comasca, i guelfi Vittani;

fu ricostruito e ampliato, e un’altra infelice fanciulla, Giovannina Vicedomini, vi fu tenuta prigioniera da uno zio. Infine fu demolito una seconda volta nel 1524 dalle Leghe Grigie perché non servisse da base per future ribellioni al loro dominio.

Restaurato dalle amministrazioni locali (nella foto i lavori in corso nel 2007), conserva ora la torre, parte delle mura, la cappella di S. Maria Maddalena, alcuni edifici probabilmente del ‘500 come i ruderi dell’altra chiesa dedicata a S. Caterina.

Si raggiunge da Morbegno lasciando la Strada Statale Valeriana presso Traona per salire a Mello: in località Castello una stradina tra i boschi conduce a un parcheggio e da lì si prosegue a piedi fino a quota 540 metri.

Anche il paese di Mello merita una passeggiata, per le splendide chiese e le rustiche case affrescate; la Valle omonima fu teatro di cruenti scontri tra partigiani e fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Foto: Gigliola Foglia 2007

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